

57. Il predominio della razza ariana necessario per il progresso
dell'umanit.

Da: A. Hitler, La mia vita, la mia battaglia, Bompiani, Milano,
1940.

Gi nelle opere scritte da Hitler tra il 1925 e il 1927, La mia
vita e La mia battaglia, appaiono con estrema chiarezza i
deliranti fondamenti ideologici del nazismo. Il primato della
razza ariana era uno di questi, come appare nel seguente passo,
nel quale Hitler sostiene in pratica che il diritto degli ariani a
sottomettere gli altri popoli deriva dal fatto che essi sono gli
unici fondatori di cultura. Proprio grazie alla possibilit di
impiegare uomini inferiori, gli ariani hanno compiuto i primi
passi della loro cultura, per poi offrire al mondo le loro
ricette di salvezza; la loro supremazia dunque, secondo Hitler,
non solo  legittima, ma necessaria per il progresso dell'umanit.


Se si potesse dividere l'umanit in tre specie: fondatori di
cultura, portatori di cultura e distruttori di cultura, il
rappresentante della prima non potrebbe essere che l'ariano. Da
lui derivano i fondamenti e le mura di ogni costruzione umana; e
soltanto la forma esterna e il colore son condizionati dalle
caratteristiche mutevoli dei diversi popoli. Egli fornisce le
pietre e i piani per ogni progresso, e soltanto l'esecuzione
corrisponde poi alle caratteristiche delle varie razze. [...].
E quasi sempre ne nasce il seguente quadro del loro svolgimento.
Popolazioni ariane sottomettono - e quasi sempre in numero
addirittura esiguo - popoli stranieri e sviluppano, stimolate
dalle situazioni speciali dei nuovi territori (fecondit,
situazione climatica, eccetera) e favorite dalla quantit delle
riserve degli uomini di razza inferiore, le loro qualit
spirituali e organizzative, che parevano sonnecchiare. E
producono, spesso, in pochi secoli, delle culture che in origine
corrispondono perfettamente alle caratteristiche peculiari della
loro natura, adattate alle qualit del territorio, come anche alla
tipologia dei popoli sottomessi. Finalmente, i conquistatori
peccano contro il principio della conservazione del proprio
sangue, cominciano a unirsi agli indigeni sottomessi, e terminano
cos la loro esistenza; perch al fallo  sempre seguita la
cacciata dal paradiso.
Dopo 1000 anni o anche pi, si vede ancora l'ultima traccia
dell'antico popolo di padroni in una carnagione pi chiara, che il
suo sangue ha lasciato in eredit alla razza sottomessa, e in una
cultura raggelata, che esso aveva fondato. Perch allo stesso modo
che il conquistatore si  trasfuso nel sangue del sottomesso, e vi
 naufragato, si  perso pure il combustibile per la fiaccola del
progresso umano! Come il colore ha mantenuto una lieve luce a
ricordo del sangue dei signori di allora, cos anche la notte
della vita culturale  dolcemente rischiarata dalle creazioni, che
sono rimaste, degli antichi luciferi [portatori di luce,
riferito agli ariani, poco sopra definiti fondatori di
cultura]. Esse rilucono ancora nella notte della barbarie
tornata, e illudono i distratti osservatori di aver davanti agli
occhi il quadro del popolo attuale, mentre  soltanto lo specchio
del passato. [...].
Sar il compito di una futura storia della cultura e del mondo
studiare in questo senso le leggi della vita e non naufragare nel
racconto di fatti esterni, come troppo spesso capita alla scienza
storica odierna.
Ma gi da questo brevissimo schizzo dello sviluppo delle Nazioni
portatrici di cultura sorge il quadro del divenire, dell'attivit
e del tramonto dei veri creatori di cultura su questo mondo: gli
ariani. [...].
E allo stesso modo in cui nella vita del singolo uomo superiore la
predisposizione geniale, eccitata solo da stimoli esterni, tende a
realizzazioni pratiche, anche nella vita dei popoli la
valorizzazione delle forze creatrici avviene soltanto se esistono
determinate premesse. Ci si osserva pi chiaramente nei confronti
della razza che fu la molla di tutto lo sviluppo della cultura
umana: gli ariani. Quando il destino li mette di fronte a
circostanze speciali, essi danno inizio a sviluppare le loro
qualit latenti, in una successione sempre pi rapida, e secondo
forme sempre pi visibili. Le culture che essi fondano sono quasi
sempre determinate dal territorio, dal clima e dalle razze
sottomesse. Quest'ultima condizione , in genere, quella decisiva.
Quanto pi primitive sono le premesse tecniche per lo sviluppo
della cultura, tanto pi  necessaria la presenza di riserve umane
le quali, organizzate e concentrate e dirette, sostituiscono la
forza della macchina. Senza questa possibilit di impiegare uomini
inferiori, l'ariano non avrebbe mai compiuto i primi passi della
sua cultura; allo stesso modo, senza l'aiuto di certe bestie
adatte che ha saputo addomesticare, non sarebbe giunto a una
tecnica che gli permette ora di rimpiazzarle lentamente. Per
migliaia di anni il cavallo  servito all'uomo a porre i
fondamenti del suo sviluppo, che ora, con l'invenzione
dell'automobile, lo rende superfluo. Tra pochi anni la sua
attivit sar terminata, ma senza la sua collaborazione di un
tempo l'uomo non sarebbe giunto dove oggi .
Allo stesso modo la formazione di culture superiori presupponeva
l'esistenza di uomini inferiori, in quanto la mancanza di
strumenti tecnici doveva essere con questi sostituita. Certo, la
prima cultura dell'umanit non poggiava tanto su bestie
addomesticate, quanto sull'impiego di uomini inferiori.
Solo dopo la riduzione in schiavit delle razze sottomesse, lo
stesso destino colp anche gli animali; e non viceversa, come
molti potrebbero credere. Tocc prima al vinto mettersi all'aratro
- e solo pi tardi al cavallo. Solo dei pacifisti vaneggianti
possono considerare ci come un segno di malvagit umana; e non
sanno vedere che quella tappa fu necessaria per giungere
finalmente a un livello, dall'alto del quale questi apostoli
possono offrire al mondo le loro ricette di salvezza.
Il progresso dell'umanit rassomiglia al salire lungo una scala
infinita; non si arriva in alto, se non si sono fatti i primi
scalini. Allo stesso modo l'ariano dovette percorrere la strada
che la realt gli indicava, e non quella di cui sogna la fantasia
di un moderno pacifista. Ma la via della realt  dura e pesante,
e conduce finalmente col dove l'altro sogna l'umanit, senza poi
saperla avvicinare di un passo.
Non  dunque un caso se le prime culture sono nate l dove gli
ariani, nell'incontro con popoli inferiori, han potuto
sottometterli. Questi sono stati i primi strumenti tecnici al
servizio di una futura cultura.
